Chi decide come deve essere l’assistenza?

Le richieste della campagna collocavano l’assistenza personale nel diritto a vivere nella comunità. Secondo ENIL, il sostegno dovrebbe seguire le decisioni di chi lo riceve, anziché stabilire dove quella persona possa vivere o come debba trascorrere la giornata. Le proposte chiedevano alle istituzioni europee di definire condizioni per un’assistenza coerente con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, garantire finanziamenti adeguati e monitorare i progetti finanziati. Erano richieste di cambiamento politico avanzate dal movimento: la manifestazione non aveva creato un nuovo diritto all’assistenza. [2]

La libera circolazione richiede un sostegno concreto

Una richiesta specifica riguardava chi si trasferisce da un paese europeo a un altro. ENIL chiedeva misure che permettessero alle persone con disabilità di mantenere l’accesso all’assistenza personale quando si spostano per vivere, lavorare o studiare in un altro paese dell’UE. La proposta collega una libertà europea ben nota a un servizio spesso trascurato: è difficile cogliere un’opportunità all’estero se il sostegno quotidiano indispensabile non può seguirla. Il documento proponeva una raccomandazione europea sull’assistenza personale; non istituiva un sistema per trasferire automaticamente i bilanci nazionali destinati all’assistenza. [2]

Una protesta che lascia spazio allo scambio di conoscenze

La marcia faceva parte di un incontro di tre giorni, dal 26 al 28 settembre. Il programma univa laboratori su assistenza personale, deistituzionalizzazione e monitoraggio dei diritti a discussioni su occupazione e giovani. Un’audizione parlamentare e una conferenza conclusiva riunivano diverse forme di azione per i diritti. La successiva richiesta di commenti pubblicata da ENIL conferma le date dei laboratori, dell’audizione e della conferenza, compresa la modalità ibrida dell’evento conclusivo. L’incontro offriva quindi più strade per partecipare: manifestare pubblicamente, scambiare esperienze pratiche e rivolgersi alle istituzioni. [3][4]

Richieste documentate, non una riforma conclusa

Nel resoconto della marcia ENIL indicava quattro priorità: accesso all’assistenza personale, deistituzionalizzazione più rapida, riduzione del divario occupazionale e fine dei finanziamenti europei agli istituti. Queste priorità collegano i servizi di sostegno alle decisioni sui fondi pubblici e sulle opportunità. I resoconti degli organizzatori documentano la mobilitazione e le proposte presentate nel settembre 2022. Da soli non dimostrano che i governi abbiano successivamente realizzato quei cambiamenti. La Freedom Drive ha reso visibili le aspettative del movimento e ha dato alle persone che utilizzano un sostegno uno spazio collettivo da cui portarle avanti. [1][2]