
Karo Pernegger / Die Grünen · Wikimedia Commons · CC0 1.0
La modifica annunciata dal governo
Il ministro della Salute Johannes Rauch e la sottosegretaria Claudia Plakolm avevano presentato la riforma il 20 maggio 2022. L’annuncio sostituiva il trattamento generalizzato di gruppi della popolazione con la valutazione del comportamento individuale. Una regola prevedeva tre mesi di sospensione per chi avesse avuto più di tre partner sessuali nei tre mesi precedenti. Il governo annunciava anche una valutazione scientifica. Erano criteri e intenzioni del 2022, non una descrizione completa di ogni requisito medico o un consiglio individuale attuale sulla donazione. [1]
La preparazione del servizio
La Croce Rossa dichiarava di aver aggiornato il questionario per l’uso dal 1º settembre. Spiegava inoltre perché la selezione dei donatori continuasse insieme ai test di laboratorio: questi diventano informativi solo dopo una finestra diagnostica successiva all’infezione. L’annuncio accoglieva l’ampliamento dei potenziali donatori mantenendo controlli sanitari e sospensioni temporanee. Chiariva così la struttura della riforma: cambiava la valutazione di determinati rischi, senza abolire i controlli medici o promettere l’accettazione di ogni persona che si presentasse. [2]
La contestazione dell’associazione
Nel comunicato del 1º settembre HOSI Wien affermava che una donna trans era stata respinta dalla Croce Rossa nonostante la riforma. La presidente Ann-Sophie Otte chiedeva un divieto esplicito di discriminazione nel regolamento, ricordando le preoccupazioni espresse prima dell’applicazione. L’accusa è una dichiarazione documentata dell’associazione, non il risultato di un’indagine indipendente sul caso o di una sentenza. Individuava comunque una questione concreta: se procedure del personale e moduli riflettessero la modifica annunciata dal governo.
La risposta successiva del ministro
In una risposta parlamentare dell’8 novembre 2022, Rauch ha dichiarato che il ministero era stato informato di un episodio di esclusione il 1º settembre. Ha affermato che il regolamento modificato rendeva l’ammissione indipendente da identità di genere e orientamento sessuale, attribuendo la responsabilità al servizio interessato. La risposta ufficiale riconosceva il problema segnalato senza pubblicare una decisione sul singolo caso. Annuncio governativo, informazione del gestore e intervento associativo mostrano insieme che modifica formale e trattamento coerente nel servizio sono componenti distinte della parità di accesso. [4][3][2]