Le organizzazioni di persone con disabilità al tavolo delle decisioni
La dichiarazione attribuisce alle organizzazioni rappresentative un ruolo nella progettazione, nell’attuazione e nel monitoraggio della cooperazione allo sviluppo e dell’azione umanitaria. Chiede una partecipazione effettiva, un ambiente sicuro per la società civile e maggiori risorse e partenariati per queste organizzazioni. Nel comunicato conclusivo del vertice il presidente di IDA, Nawaf Kabbara, ha sottolineato quanto sia importante coinvolgere le organizzazioni di persone con disabilità nei luoghi in cui si decidono i finanziamenti. Il tema è l’influenza su priorità e risorse, oltre alla partecipazione a un evento internazionale. [2][1]
Il 15 per cento dei programmi, non una quota di spesa
La nota tecnica del dicembre 2025 chiarisce il significato dell’obiettivo. Conta i programmi utilizzando il concetto di attività della rendicontazione internazionale degli aiuti; non impone di destinare alla disabilità il 15 per cento della spesa. L’obiettivo è valutato dal punto di vista del paese destinatario, considerando tutti i donatori insieme, e non come una soglia separata per il portafoglio di ciascun donatore. I programmi possono essere conteggiati quando l’inclusione delle persone con disabilità è un obiettivo significativo o principale. Queste distinzioni contano quando si confronta un impegno pubblico con i dati comunicati successivamente. [3]
Una promessa che supera il traguardo numerico
La dichiarazione chiede inoltre ai sostenitori di lavorare per l’inclusione e l’accessibilità in tutti i loro programmi di sviluppo internazionale. La nota tecnica tratta separatamente questa ambizione più ampia e precisa che la dichiarazione non prevede un meccanismo specifico per monitorarla. L’inclusione umanitaria è affrontata con impegni propri; il calcolo del 15 per cento non comprende l’azione umanitaria. La dichiarazione unisce quindi responsabilità e modalità di verifica diverse. Trattare come equivalenti tutti i programmi legati alla disabilità e tutte le attività umanitarie renderebbe meno chiaro ciò che l’accordo chiede effettivamente a chi lo sostiene. [2][3]
Seguire l’impegno nelle decisioni nazionali
La nota tecnica indica che un servizio comune di supporto ha iniziato a operare nel settembre 2025, riunendo le competenze di GIZ, UNICEF e Fondo globale delle Nazioni Unite per la disabilità. IDA guida il coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative e il rafforzamento delle loro capacità. Il servizio mira a sostenere l’attuazione e le capacità nazionali. Separatamente, la dichiarazione incoraggia dati e rendicontazione migliori sull’inclusione delle persone con disabilità. Sono strumenti per perseguire l’obiettivo, non prove che sia già stato raggiunto. Per gli attivisti, il banco di prova concreto è la continuità della partecipazione quando i programmi vengono scelti, valutati e rivisti tra un vertice e l’altro. [3][2]