Una campagna sostenuta dalle organizzazioni di persone con disabilità

Nel giugno 2024 l’African Disability Forum, ADF, ha accolto il deposito delle 15 ratifiche necessarie per l’entrata in vigore. L’organizzazione panafricana ha dichiarato di aver collaborato con partner e altri soggetti per promuovere la ratifica. Ha presentato il protocollo come un complemento alla convenzione ONU, attento alle esperienze africane, comprese quelle delle persone con albinismo. Era il racconto dell’ADF di un’azione collettiva: non sosteneva che una sola organizzazione avesse ottenuto da sé l’efficacia giuridica del trattato.

La vita nella comunità ha anche una dimensione organizzativa

L’articolo 14 del protocollo riconosce il diritto a vivere nella comunità con le stesse possibilità di scelta delle altre persone. Riguarda la scelta di dove e con chi vivere, l’accesso al sostegno nella comunità e la disponibilità dei servizi pubblici generali. Una disposizione si riferisce espressamente ai centri per la vita nella comunità fondati o organizzati da persone con disabilità: gli Stati parti devono sostenerli nell’offerta di formazione, sostegno tra pari, assistenza personale e altri servizi. Il testo assegna così un ruolo alle organizzazioni delle persone interessate, accanto ai diritti individuali e alle responsabilità dei governi. [3]

Nairobi collega i diritti alle risorse e al sostegno

I rappresentanti riuniti alla conferenza dell’ADF a Nairobi, dal 2 al 4 settembre 2024, hanno adottato una dichiarazione che chiedeva ulteriori ratifiche e l’attuazione nazionale. Le richieste collegavano i bilanci pubblici a sostegni concreti, tra cui interpreti qualificati di lingua dei segni, formati accessibili, assistenza personale e ausili. Chiedevano inoltre che le persone con disabilità partecipassero, attraverso le proprie organizzazioni rappresentative, alla progettazione, all’attuazione e al monitoraggio delle politiche. La dichiarazione prestava particolare attenzione ai gruppi esposti a discriminazioni intersezionali, fra cui donne, persone con elevate necessità di sostegno, rifugiati e persone con albinismo. [4]

L’entrata in vigore apre il lavoro sulla responsabilità pubblica

La risoluzione della Commissione africana del novembre 2024 ha riconosciuto l’impegno delle persone con disabilità, delle loro organizzazioni e di altri attori della società civile. Ha esortato gli Stati parti ad adottare misure concrete in consultazione con le persone interessate e ha chiesto meccanismi di rendicontazione che coinvolgessero società civile e punti di riferimento governativi. Queste richieste spiegano perché ratifica e disponibilità dei servizi vadano trattate separatamente. L’entrata in vigore del protocollo era uno sviluppo giuridico; le richieste di Nairobi e la risoluzione sollecitavano ulteriori azioni. Nessuna dimostra che l’assistenza personale o la parità di accesso alla vita nella comunità fossero già disponibili in tutto il continente. [1][4]